L’arrivo di Mia

Oggi ti racconto la nostra storia…
Era lunedì, ma era un lunedì speciale.
C era una vocina che mi girava per la testa,o meglio per la pancia da un po, una vocina che mi diceva che forse tutto sarebbe cambiato.
Quella sera dopo cena io salgo in bagno mentre papà suona la chitarra.
Passati i fatidici cinque minuti, prendo per mano papà e gli dico “andiamo a vedere”.
Entro in bagno nervosa,agitata, la vocina sembra urlare in quei momenti, prendo in mano il test, i segni sono due…quella vocina eri TU!

Noi

Mi giro abbraccio papà ed in lacrime gli dico “sono incinta”.
Quella notte non ho mai dormito.
Gioia,paura,felicità,ansia,curiosità,dubbi e ancora Gioia tutto si sormonta ad una velocità incredibile.
Decidiamo di dirlo ai nonni solo dopo le analisi di laboratorio,e così arriva la festa del papà e facciamo una grossa sorpresa ai nostri papà!
Un angelo ha scelto noi, ha deciso che era il momento di venire a farsi conoscere…

Mia 02 Da qui inizia un percorso all’inizio confuso,ma che poi piano piano prende forma.
Andiamo alla prima visita ed il medico comincia con i “non mangiare questo…non mangiare quello…stai attenta a quest’altro…fai questi esami TUTTI i mesi…etc”
Tutti ti dicono di vivere la gravidanza con serenità, ma l’inizio non è stato proprio così sereno per me!mi hanno caricata di preoccupazioni anche inutili.
La mia prima preoccupazione è stato il parto…
Comincio a digitare su Google “parto naturale”, il mio desiderio più grande era che arrivassi in questo mondo nel modo più naturale possibile.
Leggendo di ospedali e reparti più o meno “naturalisti” scopro questa splendida opportunità “nascere in casa”.
All’inizio è solo un’idea interessante, ma piano piano l’idea di essere ricoverata in ospedale per una cosa così meravigliosa come il tuo arrivo diventa impensabile.
Passare i primi giorni della tua vita senza papà accanto, circondate da estranei mi faceva quasi paura.
Mando una mail al centro “Doraluce” per avere maggiori informazioni e con Elisa Guiotto (che poi diventerà la nostra ostetrica) decidiamo un incontro un sabato mattina.
Papà ancora non si esprimeva.
Andiamo,all’incontro ed Elisa ci spiega un po come funziona il parto a domicilio ed usciamo dall’associazione con poche idee e ben confuse!
Ci dice che c’è la possibilità di essere seguite dalle ostetriche libere professioniste durante tutta la gravidanza e se la gravidanza fosse stata fisiologica (quindi senza nessun problema) avere la loro reperibilità 24/24 per cinque settimane, tre prima e due dopo il famoso giorno X!la data presunta del parto.
Ci spiega che sarebbero venute a casa per un’ultima visita prima del parto appena prima l’inizio della loro reperibilità per capire come muoversi,che ci avrebbero dato una piccola lista di cosa serve.
Io cerco di memorizzare tutto, ma sono ancora così assorbita da un vortice di emozioni che non riesco più a sentire quella vocina arrivare dalla pancia.
Papà comincia a dire che gli sembra una cosa da “far west” ed a essere sincera, io ero molto spaventata per due motivi:primo la mia filosofia di “dottori anche no” qui non riguardava solo me, ma anche te e secondo motivo non sarei mai riuscita a prendere una decisione del genere senza sapere di avere il pieno appoggio di papà.
Così decidiamo,intanto, di iniziare un percorso di pre parto presso l’associazione e vedere come evolvono le cose.
Dopo aver temporaneamente abbandonato questa idea, viene il periodo forse più difficile per noi.
La decisione se fare o meno le diagnosi pre natali.
Li facciamo l’enorme errore di dar retta a mille voci esterne.
La paura di vivere male tutti gli altri sei mesi di gravidanza, fa sì che decidiamo di fare questa famigerata villocentesi.
La notte del 4 maggio non chiudo occhi, resto nel divano a piangere e guardare la TV per non pensare a cosa succederà la mattina successiva e cosa potrebbe succedere.
Andiamo in ospedale e dentro di me sento il disagio di quel luogo sempre più forte, nonostante le visite le facessimo li, nonostante mi facessi seguire da una ginecologa molto brava e gentile, varcare quelle porte era uno sforzo sovrumano.
Comunque riusciamo a superare l’esame ed iniziamo ad attendere i risultati.
Il mercoledì successivo, quando mi chiamano ero al centro commerciale con mia mamma è appena mi dicono che sei sana, forte e femmina scoppio in lacrime!
La tensione si scioglie finalmente posso stare tranquilla.
Ma ora basta.
Ora non ascolto più nessuno al di fuori della mia vocina e del tuo papà.
Ora voglio viverla serenamente.
Nel frattempo abbiamo iniziato a seguire il corso preparato di Doraluce.
Ogni giovedì sera si parla di un argomento diverso, ci si confronta, si espongono i propri dubbi, le perplessità ed insieme si cerca di capirne di più!
In più di qualche occasione si tocca l’argomento parto e affini,tra cui epidurale,fasi del parto etc ma in questa occasione non sto a spiegarti le cose “pratiche” che hanno rafforzato quel mio desiderio di non andare in ospedale, sono decisioni troppo soggettive, ora vorrei solo raccontarti di quella vocina!
Il tempo passa, ed io comincio a guardare video sui parti a domicilio e ne rimango incantata.
L’atmosfera rilassata, nonostante il dolore fisico provato dalle mamme, che si respira e una necessità che sento sempre più forte.
La magia del vedere i neo genitori vicini nel loro ambiente più caro stringendo tra le braccia quel frugoletto appena nato è palpabile.
Li faccio vedere a papà, ma la sua decisione sembra irremovibile.
La sua paura che possa succedere qualcosa è troppo forte.
Comincio a leggere articoli…”il parto a domicilio è possibile solo nel caso di una gravidanza fisiologica, dove tutto prosegue bene mamma e bimbo sono in salute…è sicuro quando si abita a Massimo trenta minuti dall’ospedale più vicino…le ostetriche libere professioniste seguono corsi sulle emergenze neo natali almeno una volta l’anno…le ostetriche che seguono questo tipo di parto sono sempre aggiornate e sanno capire se qualcosa non sta andando per il verso giusto prima che questo diventi un’emergenza…la percentuale di rischio del parto in casa è uguale a quella del parto in ospedale…”
Leggo…leggo…leggo…
Leggo e parlo con te, con la mia vocina.
Sento che le mie esigenze si fanno sempre più forti, il desiderio di vivere la tua nascita in maniera sacra e di ricordare quel momento in modo positivo per il resto della mia vita senza ma o se è oramai fisso.
Ma più di tutto volevo che a viverlo fossimo io e papà insieme a te.
Doveva essere una cosa della nostra famiglia e nessun altro.
Finalmente a settembre qualcosa scatta in papà e decide anche lui che è la cosa giusta per tutti noi.
Decidiamo di non parlarne con la famiglia perché tutte le domande e le paure che ci avrebbero buttato addosso non le volevamo affrontare.
Qualche dubbio c’era sempre, le paure comunque ogni tanto bussavano, ma la voce che sentivo era sempre più forte e chiara, era la decisione giusta per la nostra famiglia.
Così iniziamo a fare le visite con Elisa che oramai comunque ci conosceva bene.
L’ho sommersa di domande e dubbi mi ha sempre risposto in maniera chiara e mi ha rassicurata.
È stata per me una valvola di sfogo.
Ho letto libri di storie di donne che hanno vissuto questa esperienza e la narravano come una cosa bella e magica.
Le settimane passano 32…33..34…35 iniziamo a fare gli acquisti per il gran giorno…e mettiamo tutto dentro il tuo armadio.
Raccolgo le candele in giro per casa, le preparo in camera, preparo una playlist della nostra musica quella che ci ha seguito per tutti i mesi, quella che ti faceva calmare quando di notte calciavi e non volevi farmi dormire!
36…37…la mamma sapeva che saresti arrivata prima della data prevista, lo sentivo che saresti stata una scorpioncina.
La prima cosa che mi ha insegnato Elisa è stata di mettermi in contatto con te…di ascoltarti…e tu mi hai sempre detto tutto…che eri femmina anche quando secondo gli altri eri un maschietto, che saresti nata prima anche se secondo gli altri essendo primo parto saremo andate “oltre il termine” e sopratutto che nascere tra le mura di casa era quello che desideravamo tutti.
38…39…inizia la reperibilità delle ostetriche…
Arriva venerdì 13…la notte alle due perdo il tappo…sveglio papà e glielo dico…ma tutto poi tace, io non dormo e alle sei decidiamo di andare a fare due passi.
Papà cerca di distrarmi, iniziano le prime contrazioni, ma ancora non sono dolorose…così decidiamo di vivere la giornata come un giorno normale.
Papà va al lavoro, io rientro e mi metto a preparare un dolce…
Passa l’orario del pranzo, le prime ore del pomeriggio, ma ancora le contrazioni sono molto irregolari e non dolorose.
Alle due Elisa viene per visitarmi e mi dice che il collo dell’utero ha iniziato ad assotigliarsi, ma ancora è presto per fare previsioni, tutto può ancora succedere anche fermarsi e ricominciare dopo un paio di giorni.
Ricordo che mi ha detto “sentirai che il dolore cambia”.
Alle quattro del pomeriggio la vocina si fa sentire ancora e mi dice di chiedere a papà di rientrare prima, così faccio, gli scrivo ed alle cinque papà rientra.
Usciamo a vedere il laghetto con papà che mi aiuta quando qualche contrazione arriva…ceniamo…ma appena seduta nella mia palla magica…eccola arrivare…la prima contrazione dolorosa…e ho sentito il dolore cambiare…ora avevo ben capito quello che elisa voleva dirmi!
Ho pianto dal male, ma poi arriva il pensiero che sto per vederti,per abbracciarti, che stai arrivando…è stato un po come se il mio fisico si abituasse al dolore (che non vuol dire che non mi ha più fatto male sia ben chiaro!) ora capivo quello che in tanti articoli avevo letto “è un Po come entrare in trance” la mia ragione non c era più, il corpo faceva tutto da solo senza che nessuno mi dicesse cosa dovevo fare.
Mi infilo in doccia, la doccia più lunga della mia vita.
Papà mi massaggia la schiena e stiamo sotto l acqua calda insieme respirando e vocalizzando a lume di candela e con la musica preparata di sottofondo.
Usciamo dalla doccia e mi accorgo che mi si sono rotte le acque, un liquido trasparente scivola sulle mie gambe.
Papà chiama Elisa che viene a visitarmi…oramai sono circa le undici di sera.
Mi dice che sono dilatata di un centimetro e la strada è ancora lunga, mi chiede se voglio che resti con noi o se vogliamo restare soli.
Le dico di andare a casa e che l avremo chiamata noi.
Papà cronometra le contrazioni, aspettiamo ancora quelle regolari.
Io cerco di affrontare le contrazioni lasciandole scorrere, vocalizzando, mi aggrappo alle spalle di papà sempre più a peso morto.
Comincio ad essere stanca, ma si respira un’aria mistica quasi magica nella nostra camera.
Arriva una contrazione,papà si alza e si avvicina, io mi appoggio alle sue spalle, respiro profondamente, “aaaaaa” vocalizzo, l’onda passa, papà si riposa e io cerco di riprendere fiato…così si susseguono le ore.
Arrivano le due del sabato mattina ed il mio corpo inizia a spingere.
Alla prima spinta un po mi spavento, le contrazioni regolari ancora non arrivano, cosa devo fare?
Chiamiamo subito Elisa ed in 15 minuti arriva Elena Fabris (seconda ostetrica presente al parto), mi visita e mi dice “sei dilatata del tutto” è così iniziò ad affrontare le spinte con maggiore serenità.
Alle 2.30 arriva anche elisa, io vedo papà ed Elena scivolare tra la camera e la tua cameretta per preparare la nostra stanza al tuo arrivo.
Quando tutto è pronto, le ostetriche mi sussurrano parole di conforto, ma sempre con grande discrezione.
Papà mi aiuta e sostiene ancora.
Fino a sentire le parole tanto attese “ancora una spinta e ci siamo…la testa e fuori”.
Ancora uno sforzo e poi sentiamo il pianto più dolce…il tuo.erano le 4.48 quando sei arrivata in questo pazzo mondo!

Mia 04

Le ostetriche mi aiutano a sdraiarmi nel nostro letto al fianco di papà con te fra le braccia.
È stato un momento indimenticabile.Noi nella nostra camera con Mia fra le braccia.
Le ostetriche stanno controllando i primi minuti della tua vita con discrezione, senza interrompere questo magico momento.
Una volta visto che tutto va bene e dopo avermi aiutata ad attaccarti al seno, ci lasciano soli per creare la nuova famiglia.
Non so per quanto siamo rimasti lì soli…la percezione del tempo non ce l avevo più già da un po!
Fatta colazione con il dolce che avevo preparato Elisa ed Elena tornano su, e’ il momento di far uscire la placenta che abbiamo deciso di non tagliare per qualche ora.
Una volta uscita e sistemata in una bacinella accanto a te,hanno ripulito la stanza e poi ci hanno lasciati alla nostra intimità, ai nostri primi sguardi.
Sono passati 4 mesi dal tuo magico arrivo, ed il ricordo del parto è sempre più bello e mistico.
Avevo paura di essere spaventata e di rinunciare a stare a casa per andare in ospedale, invece non mi è mai passato per la testa, neanche nei momenti di maggior dolore.
Molte persone mi dicono che siamo state fortunate che tutto sia andato bene, io credo che questa “fortuna” ce la siamo creata con la serenità della situazione, con l’ascoltare le nostre necessità, con la fiducia riposta in due professioniste brave e competenti.

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